Purtroppo, l’Italia continua a non essere un Paese per giovani. La politica, infatti, tende a rispondere alle richieste di un elettorato sempre più anziano, invece di guardare con coraggio e responsabilità al futuro delle nuove generazioni.
Nell’ultima intervista, un senatore ha annunciato che nella prossima manovra ci sarà lo stop all’aumento di 3 mesi dell’età pensionabile previsto dal 2027. Eppure, proprio questo adeguamento rappresenta un pilastro fondamentale per mantenere in equilibrio il sistema pensionistico a ripartizione, soprattutto in un Paese che invecchia rapidamente. Bloccare questa misura significa, ancora una volta, scaricare il peso dei costi sulle spalle dei più giovani. E non si tratta nemmeno di una scelta a costo zero.
Michele Boldrin, uno dei fondatori del Drin Drin, da tempo critica apertamente il sistema pensionistico italiano, definendolo un vero e proprio “furto intergenerazionale”. Il modello “a ripartizione” su cui si basa il nostro sistema è economicamente insostenibile e profondamente ingiusto: i lavoratori di oggi non accumulano un proprio capitale, ma finanziano le pensioni degli altri, in un meccanismo “Pay as You Go” che finisce per favorire chi già percepisce assegni elevati, impoverendo i giovani e danneggiando l’intera economia del Paese.
Signori parlamentari, così proprio non va! 😢
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