Ieri sera, venerdi 19 marzo, a Udine, si è tenuto l’evento di chiusura dei comitati promotori del Sì al referendum sulla giustizia, in vista delle votazioni del prossimo 22-23 marzo. Tra i partecipanti, insieme ad altri partiti e associazioni, era presente anche Ora!, rappresentata dal dirigente nazionale Denis Pagotto.
Pagotto ha portato il messaggio di Ora! con chiarezza e convinzione: la nostra posizione si riassume in una formula semplice, “sì, ma meglio”. Sì, perché la direzione che questa riforma propone è giusta e il problema che affronta è reale. La separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri risponde a una necessità ormai riconosciuta da tutti: sono funzioni diverse, con logiche, responsabilità e percorsi professionali distinti. La separazione non introduce una frattura, ma recepisce una distinzione già operante nella prassi, consolidata dal codice di procedura penale e rafforzata dai principi del giusto processo.
Ma meglio, perché una riforma costituzionale non produce effetti automatici. È solo l’inizio: apre uno spazio che deve essere riempito con regole attuative coerenti, trasparenti e pluraliste. Se questo spazio viene lasciato a metà o gestito male, rischiamo di sostituire vecchie opacità con nuove, invece che creare nuove garanzie.
Pagotto ha chiarito che questa riforma è abilitante, non risolutiva. Non riduce direttamente i tempi della giustizia, come qualcuno ha sostenuto. I tempi dei processi dipendono da molti fattori: norme, organizzazione, risorse, digitalizzazione. Nessuna revisione costituzionale può incidere direttamente su questi elementi. Quello che fa questa riforma è intervenire su un nodo fondamentale: l’autogoverno irrigidito e opaco, che ha reso difficile qualsiasi riforma ordinaria efficace.
Per questo la posizione di Ora! è netta: sì, perché la riforma affronta un problema reale di concentrazione interna del potere nella magistratura; ma meglio, perché il referendum non è il punto di arrivo, bensì l’apertura di uno spazio istituzionale che deve essere riempito con regole pluraliste, trasparenti e verificabili.
Una magistratura più forte non è una magistratura più chiusa. È una magistratura più libera: dalla politica e dalle opacità dei suoi vertici.
Un grazie a Denis Pagotto per aver rappresentato Ora!, agli organizzatori, in particolare a Ester Soramel e Luca Vidoni e a tutti i partecipanti per il confronto aperto e costruttivo.

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