martedì 30 settembre 2025

Evento: Riunione Operativa a Cividale del Friuli il 9 ottobre aperto anche ai simpatizzanti

  🔔🔔 Buongiorni Drinners! 

Non dimenticate di iscrivervi al nostro prossimo incontro a Cividale giovedì 9 ottobre, aperto a iscritti e *simpatizzanti*.

Il tema della riunione aperta sará la posizione del movimento sul tema "agricoltura". Si declineranno i principi guida e si discuterá della situazione in FVG e come si possa migliorare le cose in questo importante settore dell'economia locale. Avremo ospite uno dei relatori delle tesi congressuali proprio sul tema agricoltura e gestione forestale. 



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venerdì 26 settembre 2025

Evento: Riunione operativa a Trieste: i temi caldi della città - 25 Settembre 2025

Ieri sera, 25 settembre, si è tenuta la riunione del gruppo Drin Drin Trieste, dedicata alle principali sfide e priorità che la nostra città sta affrontando. La partecipazione è stata vivace e il dibattito ricco di spunti, con tanti Drinners impegnati a portare idee e punti di vista diversi su temi che oggi sono al centro della discussione pubblica.

Tra i molti argomenti emersi, tre sono risultati particolarmente “caldi”: il futuro del porto di Trieste, la questione migratoria e il progetto dell’ovovia.

Porto di Trieste: strategico ma in cerca di stabilità

Il porto di Trieste rimane il cuore pulsante dell’economia cittadina e regionale, ma non mancano le criticità. La lunga attesa per la nomina del nuovo presidente dell’Autorità Portuale ha creato una situazione di incertezza, con effetti sulle decisioni strategiche e sulla governance dei progetti finanziati dal PNRR. Il calo dei traffici container nel 2025, dopo la fine dell’alleanza tra MSC e Maersk, si somma ai ritardi nei cantieri di ammodernamento e ai nodi ancora aperti sul futuro del Molo VIII, dove le procedure tecniche e ambientali avanzano lentamente. La sensazione comune è che serva una guida stabile e una visione chiara per rilanciare il ruolo di Trieste nel corridoio adriatico e nel sistema portuale europeo.

Immigrazione: accoglienza ancora insufficiente

Il tema migratorio resta una ferita aperta per Trieste. Dopo lo sgombero del “Silos” nel 2024, centinaia di migranti e richiedenti asilo continuano a vivere per strada, privi di un sistema di accoglienza adeguato. La rotta balcanica porta ogni giorno nuovi arrivi, ma i posti letto e i servizi di prima accoglienza sono insufficienti. La mancanza di collaborazione tra istituzioni locali, regionali e nazionali aggrava la situazione, lasciando la città a gestire da sola un fenomeno complesso e delicato.

Overtourism: opportunità e sfide per Trieste

Un tema sempre più sentito è quello dell’overtourism, legato soprattutto all’aumento delle navi da crociera che attraccano nel cuore della città. Nel 2024 Trieste ha superato il mezzo milione di passeggeri, con un flusso turistico che genera opportunità economiche ma anche disagi e pressione sulle infrastrutture urbane. Molti residenti temono che la città possa seguire le orme di Venezia, mentre altri vedono nel turismo una risorsa da valorizzare. Cresce la richiesta di misure di gestione dei flussi turistici, come suggerito anche da recenti report internazionali, per evitare che Trieste perda la sua identità e qualità della vita.

Una città che vuole discutere e decidere

La riunione di Drin Drin Trieste ha confermato quanto sia importante creare spazi di confronto libero e informato sulle scelte che plasmeranno il futuro della città. L’interesse e la partecipazione dimostrano che i cittadini vogliono essere parte attiva del cambiamento, portando idee concrete e chiedendo trasparenza e coraggio alle istituzioni.

Come Drinners, continueremo a monitorare questi temi e a stimolare il dibattito, certi che solo attraverso la partecipazione e il confronto si possa davvero costruire una Trieste migliore.

mercoledì 17 settembre 2025

Evento Drin Drin FVG a Basiliano (UD): Le Province sono Enti Inutili?


Saluti e introduzione del coordinatore regionale DrinDrin FVG Fabrizio Biscotti

Buonasera a tutti e benvenuti alla conferenza “Province, enti inutili?”

Prima di entrare nel vivo del dibattito, vorrei presentare l’Associazione Drin Drin, che richiama volutamente il suono di una sveglia. Sveglia che vuole dare una smossa al torpore in cui sotto molti aspetti, sembra essere scivolata l’Italia negli ultimi decenni. Si tratta di una realtà civica fondata dall’economista Michele Boldrin e dall’imprenditore Alberto Forchielli.

Nata da una scommessa lanciata online, l’associazione aveva come scopo iniziale il raccogliere almeno 10mila adesioni e coinvolgere gli aderenti nell’elaborazione di una serie di posizioni politico-programmatiche sui temi che più stanno a cuore, a chi vede la crescita economica e sociale dell’Italia come suo obiettivo.

Ebbene, in pochi mesi sono arrivate 15.000 adesioni e sono state sviluppate dozzine di tesi programmatiche per migliaia di pagine, c’è stata una scuola di formazione civica ad Urbino, e i tesserati hanno spinto fortemente per convogliare questa energia in un nuovo soggetto politico che vedrà la sua nascita formale a ottobre e piccolo spoiler, cambierà anche nome. 

L’dea provocatoria del Drin Drin è quella di applicare le soluzioni “ovvie” ai problemi del Paese, per lo più già alla portata di mano con un po’ di buona volontà e coraggio, puntando su una classe dirigente pragmatica, competente e concreta, lontana dalle ideologie e dai populismi. In questo senso, il percorso del Drin Drin si inserisce perfettamente nel tema di questo incontro: come riorganizzare le autonomie locali e quali strumenti servono davvero per far crescere il territorio.

Il Friuli-Venezia Giulia, Regione a Statuto Speciale, ha scelto di abolire le Province, raggiungendo questo obiettivo con una modifica dello Statuto regionale nel luglio 2016 (sotto la giunta Serracchiani). Questa decisione non è stata improvvisa: già dal 2006 (sotto la giunta Illy) la Regione aveva avviato un percorso di riforma incentivando i Comuni a collaborare attraverso associazioni intercomunali per gestire meglio i servizi, soprattutto nei piccoli centri e nelle zone montane.
Nel 2014, con la legge regionale 26, sono nate le Unioni Territoriali Intercomunali (UTI), organismi pensati per coordinare in modo più efficiente la gestione dei servizi tra Comuni.
Così, il Friuli Venezia Giulia è diventato il primo laboratorio nazionale di riordino territoriale, puntando su un sistema basato su Regione, Comuni e forme obbligatorie di gestione associata, senza Province.
Questa scelta, rivoluzionaria per l’epoca, ha aperto il dibattito sulle vere esigenze dei territori e sulla sostenibilità dei servizi pubblici, soprattutto in una regione con ben 215 comuni, molti dei quali di piccole dimensioni.

Il percorso di riforma non si è fermato qui. Dopo l’abolizione delle Province e l’istituzione delle UTI, il Friuli-Venezia Giulia ha continuato a riorganizzare il proprio sistema di autonomie locali.
Nel corso della riforma degli enti locali, le UTI sono state ufficialmente sciolte il 1° ottobre 2020 (sotto la giunta Fedriga). Al loro posto sono stati istituiti gli Enti di Decentramento Regionale (EDR), con l’obiettivo di garantire la continuità delle funzioni e rendere il sistema amministrativo più efficiente e vicino ai territori.
Gli EDR sono enti funzionali della Regione, dotati di autonomia gestionale, patrimoniale, organizzativa e contabile. Ogni EDR copre un determinato territorio ed esercita le funzioni che prima erano di fatto attribuite alle Province, contribuendo così al decentramento delle attività e dei servizi della Regione.

Oggi, però, il dibattito sulle Province è tornato di grande attualità. Recentemente il Senato ha approvato in prima lettura il disegno di legge costituzionale che modifica lo Statuto speciale del Fvg, prevedendo la reintroduzione delle province elettive, una scelta che ha acceso il confronto tra chi vede nelle Province uno strumento utile per risolvere problemi concreti dei territori e chi, invece, considera questo ritorno un passo indietro.

Da una parte, secondo alcuni il ritorno delle Province sarebbe una risposta ai bisogni dei cittadini e dei sindaci, soprattutto in materia di viabilità, edilizia scolastica e coordinamento dei servizi. L’ente intermedio potrebbe rappresentare una “cabina di regia” capace di liberare risorse e tempo per i Comuni più piccoli, assicurando una scala adeguata e una rappresentanza diretta.

Dall’altra parte, non mancano posizioni fortemente critiche di chi sostiene che il ripristino delle Province sarebbe un passo indietro, utile solo alla propaganda politica e non ai reali bisogni dei Comuni. Va ricordato che dieci anni fa fu proprio il Consiglio regionale, con il consenso di tutte le forze politiche, a superare le Province, ritenendo più efficiente un sistema snello basato su due soli livelli, Regione e Comuni. Secondo questa visione, i cittadini non hanno sentito la mancanza delle Province e sarebbe meglio rafforzare il sostegno diretto ai Comuni, soprattutto quelli più piccoli, invece di introdurre nuovi livelli di governo che rischiano di complicare ulteriormente il sistema.

Per approfondire queste tematiche e ascoltare opinioni diverse, abbiamo l’onore di ospitare due protagonisti di rilievo della vita amministrativa e politica del Friuli-Venezia Giulia:

Markus Maurmair, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Presidente della prima commissione consiliare permanente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia (che si occupa di bilancio e affari generali), ex Sindaco di Valvasone-Arzene, che ha maturato una lunga esperienza amministrativa confrontandosi ogni giorno con i bisogni reali dei territori e le difficoltà di gestione dei servizi.

Vittorino Boem, già consigliere regionale del PD ed ex sindaco di Codroipo, che ha vissuto in prima persona la trasformazione delle autonomie locali e il dibattito sulla riorganizzazione istituzionale, interrogandosi sulle soluzioni migliori per garantire servizi efficienti e una governance equilibrata.

Questa sera, grazie ai nostri relatori d’eccezione, avremo la possibilità di confrontarci su una domanda fondamentale: le Province sono davvero enti inutili, oppure possono essere una risorsa preziosa per il Friuli-Venezia Giulia e per i cittadini?

Passo la parola al nostro Marco Donato cui va il ringraziamento per aver gestito l’organizzazione di questo incontro e vi invito a seguire con attenzione gli interventi e a partecipare al dibattito, perché solo attraverso il confronto e l’ascolto possiamo costruire un futuro istituzionale più vicino alle esigenze delle nostre comunità. Grazie! 

martedì 16 settembre 2025

Gli incentivi pubblici molto generosi, centrano lo scopo? Il caso dell'Ungheria di Orban

 Sempre a proposito di bassa natalità: gli incentivi pubblici molto generosi, centrano lo scopo? L'esempio dell'Ungheria parrebbe dire di NO. 

giovedì 11 settembre 2025

L’America Sconvolta dall’Uccisione di Charlie Kirk: Un Segnale Allarmante sulla Violenza Politica

L’uccisione di Charlie Kirk, 31 anni, attivista conservatore e figura di riferimento per il movimento giovanile repubblicano vicino a Donald Trump, ha riacceso i timori per una pericolosa escalation della violenza politica negli Stati Uniti. Kirk, spesso definito “l’influencer di Trump” per la sua capacità di mobilitare il voto MAGA soprattutto giovanile, è stato colpito a morte ieri durante un dibattito alla Utah Valley University. 

Di fronte a un evento così drammatico, da padre, il mio primo pensiero va al dolore della sua giovane famiglia: Charlie lascia la moglie e due figli piccoli.


Secondo le ricostruzioni, il leader di "Turning Point USA" è stato raggiunto da un unico colpo di fucile sparato da un tetto mentre stava rispondendo alle domande del pubblico. Un gesto che non solo ha stroncato una vita, ma ha anche profondamente sconvolto l’intera nazione, riportando al centro del dibattito il tema della sicurezza e della tenuta del tessuto civile americano.

Non condividevo la stragrande maggioranza delle posizioni di Kirk ma ritengo fortemente che ogni vita spezzata dalla violenza rappresenti una tragedia immensa e un fallimento della società nel garantire un confronto civile e sicuro, anche quando le opinioni sono fortemente divergenti. 

Nessun dibattito, per quanto acceso, dovrebbe mai trasformarsi in una minaccia per l’incolumità di chi vi partecipa. 

Il confronto di idee e posizioni diverse è il fondamento della democrazia, ma la violenza non può e non deve mai essere una risposta. È necessario che tutti, indipendentemente dalle proprie convinzioni, si impegnino a ricostruire uno spazio di dialogo sicuro e rispettoso, affinché tragedie come questa non accadano.  

Solo così potremo sperare in una società più giusta, dove le differenze non siano motivo di odio, ma occasione di crescita e confronto. 

L'Albania è il primo Paese al mondo a nominare un ministro creato e gestito dall'intelligenza artificiale

L’iniziativa dell’Albania di integrare l’intelligenza artificiale nei servizi pubblici e nel processo di allineamento alla legislazione europea è senza dubbio un’idea interessante e promettente. Il Ministro di Stato per il Decentramento Locale, Arbjan Mazniku, ha recentemente partecipato al Forum Globale per l’Innovazione nel Settore Pubblico a Washington, dove ha presentato l’Albania come esempio innovativo nell’uso dell’AI a supporto dell’integrazione europea e del miglioramento dei servizi pubblici.

Secondo Mazniku, durante il forum organizzato dalla Banca Mondiale si è discusso anche della collaborazione tra Albania e OpenAI, mirata proprio ad accelerare l’allineamento con la normativa UE. 

Resta però da verificare quanta sia effettivamente propaganda pubblicitaria e quanta sostanza ci sia dietro questa iniziativa. L’uso dell’AI nella pubblica amministrazione è una frontiera che molti Paesi stanno esplorando, ma spesso le dichiarazioni ufficiali tendono a enfatizzare i risultati senza fornire dati concreti sull’impatto reale.

Monitoreremo con interesse l’evoluzione di questo progetto, nella speranza che possa davvero rappresentare un passo avanti verso una pubblica amministrazione più efficiente, trasparente e vicina ai cittadini, e non solo un’operazione di immagine.

martedì 9 settembre 2025

Evento: Le Province in FVG sono Enti Inutili? Incontro con il consigliere regionale Marko Maurmair e l'ex consigliere Vittorino Boem

 “Le Province in Friuli Venezia Giulia sono un ente inutile?" il 16 settembre 2025 dalle ore 19:00 presso Villa Zamparo a Basiliano (UD) ci sará un incontro pubblico organizzato dal DrinDrin FVG con due ospiti importanti del panorama politico regionale.  


Qui il comunicato stampa 

L'associazione è stata fondata dall’imprenditore e opinionista Alberto Forchielli e dall’economista Michele Boldrin: è nata ad agosto 2024 come associazione politica, con l’obiettivo di diventare un vero partito e a oggi conta quasi quindicimila tesserati paganti. A Moderare l'incontro sarà Marco Donato, Membro della Segreteria Drin Drin Friuli Venezia Giulia, attualmente consigliere del comune di Basiliano ed ex vicesindaco.

Al dibattito parteciperanno due voci autorevoli e con esperienze diverse; Vittorino Boem, ex esponente del Partito Democratico ex Sindaco di Codroipo, ex Consigliere regionale e da sempre sostenitore delle Unioni Territoriali Intercomunali e Markus Maurmair, attuale Consigliere regionale di Fratelli d’Italia, eletto a maggio 2025 Presidente della Prima Commissione consiliare permanente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia (che si occupa di bilancio e affari generali), ex Sindaco di Valvasone Arzene .

L’appuntamento intende aprire un confronto concreto e plurale sul futuro delle autonomie locali, tema cruciale per la qualità dei servizi, la partecipazione dei cittadini e l’efficienza amministrativa nei nostri territori. 

Il Drin Drin si prepara a celebrare il suo primo congresso nazionale a ottobre 2025 con i suoi +300 delegati che hanno concluso ad agosto la prima scuola di formazione civica organizzata a Urbino. Comunicato stampa DDFVG Nei sondaggi più recenti il Drin Drin è stato quotato allo 0,7% (sondaggi Bidimedia agosto 2025), un risultato significativo per una realtà giovane che vuole portare energia nuova e concretezza nel dibattito politico italiano. Udine 9/9/2025



sabato 6 settembre 2025

Evento: Incontro a Udine l'11 Settembre aperto anche ai simpatizzanti

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Non dimenticate di iscrivervi al nostro prossimo incontro a Udine giovedì 11 settembre, aperto a iscritti e *simpatizzanti*.

Facciamo gruppo! 



Evento: Meeting online dei Drinners delle Isole Britanniche il 9 Settembre

 


Passeggiata con un pensiero ai giovani in fuga e all’Italia che perde il suo futuro

Sabato mattina, passeggiando sotto il Tower Bridge, non riuscivo a smettere di pensare a quanto sia diventato difficile per i giovani italiani costruirsi un futuro nel proprio Paese. Guardando il Tamigi e la città che si muoveva veloce intorno a me, mi sono tornati in mente i dati sconfortanti: in Italia, solo il 65,6% dei laureati e diplomati sotto i 34 anni trova lavoro, contro il 91,8% dell’Olanda e il 91,2% della Germania. Siamo ultimi in Europa.

Due verità mi sono apparse chiare:

- Il mercato del lavoro è bloccato.
Troppe aziende inefficienti sopravvivono grazie a politiche miopi, mentre le realtà giovani e innovative vengono soffocate da tasse e burocrazia. Il risultato? Un ambiente ostile per chi vorrebbe mettersi in gioco.

- Il sistema educativo è scollegato dalla realtà.
Scuole e università non preparano davvero alle esigenze del mercato: il divario tra teoria e pratica penalizza chi cerca di entrare nel mondo del lavoro.

Il bilancio di questa situazione è allarmante. Dal 2013 al 2022, ben 132.000 giovani laureati italiani tra i 25 e i 34 anni sono emigrati all’estero in cerca di opportunità migliori. Solo 45.000 sono tornati, lasciando una perdita netta di 87.000 talenti. E non c’è stato un afflusso di laureati stranieri a compensare questa fuga.

Il Drin Drin affronta il tema della fuga dei giovani con serietà e pragmatismo, cercando soluzioni concrete e riconoscendo le vere cause del problema.

Mentre attraversavo il ponte, mi sono chiesto: non è forse il momento di costruire un futuro in cui i giovani non siano costretti a partire per realizzarsi?

venerdì 5 settembre 2025

Boom di iscritti ad Agraria in Gran Bretagna: merito dello show di Jeremy Clarkson!

Io c'ho scherzato sul discorso "fate figli che sono status symbol" ma mi sa che è verissimo che la comunicazione ha un'influenza incredibile di sti tempi sulle scelte individuali... guardate cosa sta succedendo in Inghilterra a strascico del bellissimo programma su Prime "Clarkson's Farm"...


Ne approfitto per aggiungere le foto che ho scattato quando son passato dal pub ad agosto...






 
Con i raga e mio cugino fuori dal pub di Clarkson
lo scorso agosto


mercoledì 3 settembre 2025

Visto mai che al giorno d'oggi... i "Figli sono uno Status Symbol"

Prendo spunto da una discussione in uno dei gruppi social del DD FVG dove s'è parlato di inverno demografico per una provocazione.

Lo so che non c'è tanto da ridere sulla questione crollo delle nascite ma non è che possiamo sempre essere seriosi e cupi. Per cui, dopo aver sentito tutte le - ahimè comprensibili - ragioni per le quali in Italia i trentenni non fanno più figli, ho realizzato che una parte delle ragioni sono di natura culturale: non si fanno figli perché non si vuole farli. 

Di fronte a questo mi sa che non saranno i bonus finanziari a spot o una-tantum a funzionare come incentivo, né politiche che impiegherebbero decenni per dare frutti, né l'aumento di infrastrutture a supporto della maternità. Il cambio deve essere anche di mentalitá e culturale.  

Al momento di fortemente "culturale" in Italia c'é sicuramente quello che Beppe Severgnini ha definito come la straordinaria passione degli italiani per la "bella figura"

Che si tratti di fare le "vasche" in centro con un bel vestito, guidare una bella auto sportiva, raccontare di una vacanza in un posto esotico o semplicemente l'apparire bene nella nostra immediata cerchia, l'italiano medio si esalta se può vincere la sua battaglia quotidiana delle apparenze sfoggiando quanti piú status symbol possibile per fare appunto, "bella figura". 

Ecco quindi l'ideona del secolo... l'MCD (Ministero della Crescita Demografica) dovrebbe indire una campagna pubblicitaria il cui slogan principale sia: 

"i figli sono uno status symbol".

Chissá che stimolando la rincorsa alla "bella figura" si metta in moto un cambio culturale che faccia riempire le culle...  

Ovviamente si scherza eh! Sdrammatizziamo ogni tanto...😘

Evento: Incontro a Caneva (Pordenone) il 18 Settembre aperto anche ai simpatizzanti

  🔔🔔 Buongiorni Drinners! 

Non dimenticate di iscrivervi al nostro prossimo incontro a Caneva (PN) giovedì 18 settembre, aperto a iscritti e *simpatizzanti*.

Facciamo gruppo! 





Energia nucleare: una scelta strategica per il futuro dell’Italia – L’evento a Trieste "stand up for Nuclear 2025"

 


Il Movimento Drin Drin sostiene con convinzione l’energia nucleare come pilastro fondamentale per garantire l’indipendenza energetica del nostro Paese. In Italia, la dipendenza dal gas estero ha avuto ripercussioni negative sia sull’economia che sulla sicurezza degli approvvigionamenti, e il "Drin Drin" ritiene che sia arrivato il momento di ripensare il nostro modello energetico.

Le fonti rinnovabili sono preziose ma, da sole, non riescono a soddisfare il fabbisogno di una nazione industrializzata. La loro natura intermittente e non programmabile rende necessario affiancarle a soluzioni stabili e affidabili come il nucleare.

Ecco i principali motivi per cui dobbiamo sostenere l’energia nucleare:

  • Sicurezza energetica e indipendenza: Il nucleare permette di ridurre la dipendenza da fonti estere, rafforzando la sicurezza degli approvvigionamenti e la sovranità energetica nazionale.

  • Limiti delle sole rinnovabili: Le energie rinnovabili, pur essendo fondamentali per la transizione ecologica, non sono sufficienti a coprire tutte le esigenze di un paese moderno, a causa della loro variabilità.

  • Rafforzamento del sistema industriale: Una produzione energetica stabile e programmabile, come quella nucleare, offre prezzi più controllati e sostenibili, contribuendo alla competitività dell’industria italiana.

Cerchiamo di essere chiari: una transizione energetica senza il nucleare è una “favola”, perché non affronta realmente le sfide di un sistema energetico affidabile e sufficiente per il futuro dell’Italia.

A Trieste ci saremo per dare il nostro sostegno a una scelta energetica strategica e consapevole! 

martedì 2 settembre 2025

La Nuova Padania scrive un articolo sulle prospettive del "Drin Drin": qui quello che penso

"Il nuovo movimento Drin drin? Dorme e la sveglia è già rotta" è il titolo dell'articolo di Riccardo Pozzi su La Nuova Padania del 31 Agosto 2025.  

Nell'articolo Pozzi critica la nascita di nuovi movimenti politici come Drin Drin, che cercano di intercettare il malcontento degli elettori, ma che secondo lui rischiano di essere “costruzioni poggiate sull’aria”. Pur riconoscendo la nobiltà degli intenti e la validità dei temi proposti (giovani, pensioni, pubblica amministrazione, università, immigrazione, sprechi, energia), l’autore sostiene che questi movimenti non affrontano le cause profonde dei problemi italiani.

Pozzi utilizza la metafora della vasca senza tappo: aumentare l’offerta politica o proporre riforme è inutile se non si risolvono le falle strutturali del sistema, come la spesa pubblica, le distorsioni regionali e le storture nei meccanismi di welfare e istruzione. Critica la mancanza di proposte concrete sulle risorse necessarie per attuare le riforme e la tendenza a dimenticare le intenzioni dopo le elezioni.
Infine, conclude che, senza affrontare i problemi di fondo, anche il movimento Drin Drin rischia di essere inefficace e di “continuare a dormire”, come una sveglia rotta.

Qui quello che penso...

Le osservazioni sono puntuali ma ci sono diversi punti che potremmo controbattere. 

Alcune sveglie sono a prova di urti
Partiamo dalla metafora della vasca senza tappo: siamo perfettamente consapevoli che il sistema Italia soffre di falle strutturali, che non si risolvono con slogan o semplici promesse. Proprio per questo, Drin Drin nasce con l’obiettivo di superare la logica delle “rivoluzioni annunciate” e delle ricette facili, puntando su pragmatismo, competenza e trasparenza. Non ci limitiamo all’elenco dei problemi, ma proponiamo soluzioni che partano dal riconoscimento delle cause profonde e dalla volontà di affrontarle senza compromessi.

Sulle pensioni, ad esempio, il nostro fondatore Michele Boldrin ha da sempre denunciato il “furto intergenerazionale” e l’insostenibilità del modello a ripartizione, proponendo riforme radicali che non si fermano alla superficie, ma che mettono in discussione privilegi e distorsioni storiche, compresi quei trattamenti costruiti negli anni ‘80 e ‘90 per fini elettorali. Siamo impegnati a portare il dibattito su questi temi, anche quando sono scomodi e impopolari.

Sul tema dell’equità fiscale e della spesa pubblica, Drin Drin non si limita a invocare lotte all’evasione o campagne contro gli sprechi: nel nostro manifesto, e nei nostri incontri, affrontiamo il nodo della ripartizione regionale delle risorse, della trasparenza e della responsabilità amministrativa. Sappiamo che la vera sfida è quella di mettere il “tappo” alla vasca, intervenendo sulle storture che rendono inefficace qualsiasi riforma se non si agisce alla radice.

Riguardo alla scuola e all’università, siamo i primi a riconoscere le profonde differenze territoriali e le distorsioni nei meccanismi di valutazione. Proprio per questo proponiamo una riforma della pubblica istruzione che non si limiti a cambiare i test o i voti, ma che punti a una reale valorizzazione del merito, della qualità didattica e della trasparenza nei processi di selezione e promozione.

Infine, sulla questione delle risorse: Drin Drin non promette miracoli né soluzioni “gratis”. Siamo consapevoli che ogni riforma ha un costo e che la sostenibilità delle proposte deve essere dimostrata con dati, analisi e scelte coraggiose. Per questo chiamiamo a raccolta competenze e professionalità, e invitiamo chiunque abbia idee e strumenti concreti a partecipare al dibattito e alla costruzione di un programma serio e realizzabile.

La sveglia di Drin Drin non è rotta, ma è proprio il segnale che serve per uscire dalla paralisi e dalla rassegnazione. Sappiamo che il rischio di fallire esiste, ma preferiamo metterci in gioco e provare a cambiare davvero, invece di limitarci a criticare chi ci prova.

Il nostro impegno è quello di non dimenticare le intenzioni dopo le elezioni, ma di costruire un percorso di crescita, confronto e responsabilità che sia all’altezza delle sfide che tu stesso hai evidenziato. Siamo qui per ascoltare, discutere e, soprattutto, agire.

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