A Pordenone si continua con gli incontri con la popolazione per parlare dei temi che ci stanno a cuore. Coordina il referente provinciale Diego Turchetto.
Diario di me medesimo, Fab(rizio) Biscotti, partito per questa avventura con lo zaino pieno di cose da fare per il Paese e gli scarponi modellati dopo 25 anni di Corporate America (in Gran Bretagna). Adesso parliamo di politica.
venerdì 27 marzo 2026
martedì 24 marzo 2026
COMUNICATO STAMPA - Le forze liberali, centriste e riformiste in Friuli-Venezia Giulia sul Referendum sulla Giustizia - 24 Marzo 2026
La contrapposizione feroce e ideologica tra le due fazioni non ha fatto altro che svilire il dibattito e dividere i cittadini su una riforma che, in quanto costituzionale, sarebbe dovuta essere condivisa da tutti.
Nonostante tutto ciò avevamo deciso di sostenere questa riforma perché credevamo e continuiamo a credere nell'urgenza di riformare l'Italia affinché possa essere più competitiva e all'altezza delle sfide sempre più grandi che ci ritroviamo davanti.
L'esito del voto referendario è stato netto e l'alta affluenza manda un messaggio chiaro. Bisogna prendere atto della volontà popolare che si esprime. Continueremo a credere nella necessità di riforme strutturali per il nostro paese affinché si possa costruire un'Italia moderna, libera e democratica.
Il buon risultato del Sì in Friuli-Venezia Giulia dimostra che maggiore dialogo e una più stretta collaborazione tra le forze riformiste siano la strada giusta da percorrere e portano a risultati. Ringraziamo gli iscritti e i volontati per il loro impegno e dedizione ai banchetti e agli eventi della nostra campagna referendaria.
venerdì 20 marzo 2026
COMUNICATO STAMPA - Castelmonte, 3,3 milioni per un sentiero: investimento o occasione mancata?
Cividale del Friuli, 20 marzo 2026
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| L'evento dal quale e' maturata la presa di posizione di Ora! Cividale |
Il via libera al progetto del “Sentiero del pellegrino” tra Cividale e Castelmonte, per un valore di circa 3,3 milioni di euro, riporta al centro un tema fondamentale: come utilizzare al meglio le risorse pubbliche in territori che già dispongono di infrastrutture funzionali.
L’intervento, che
prevede la realizzazione di un tracciato di sette chilometri, nasce con
obiettivi condivisibili – migliorare la sicurezza dei pedoni, valorizzare un
itinerario storico e rafforzare l’offerta turistico-culturale della zona – ma
proprio alla luce di questi obiettivi è lecito chiedersi se la soluzione
proposta sia la più efficiente.
«A Cividale
esiste già un sistema di percorsi che consente di raggiungere Castelmonte
evitando il traffico veicolare – dichiara Tommaso Bozzi, referente di
Ora! Cividale –. Oltre alla carrabile militare, è possibile muoversi tra
Carraria e Purgessimo lungo un’altra carrareccia ben mantenuta che costeggia il
Natisone. Tratti di questi itinerari coincidono già con percorsi strutturati e
segnalati, come il Cammino Celeste e altri tracciati escursionistici esistenti.
Il collegamento pedonale Cividale–Castelmonte, in condizioni di sicurezza e
senza necessità di condividere la strada con le auto, è di fatto già oggi
percorribile.»
«Questa realtà
pone una questione di fondo: ha senso investire risorse significative per
creare una nuova infrastruttura quando una rete esistente potrebbe essere
ulteriormente migliorata con interventi più mirati e meno onerosi? – prosegue Bozzi
–. Una visione liberale e orientata all’efficienza suggerirebbe un approccio
diverso: prima di costruire ex novo, occorre valorizzare e ottimizzare ciò che
già esiste. Interventi di manutenzione, messa in sicurezza, segnaletica e
promozione dei percorsi attuali avrebbero probabilmente richiesto risorse
inferiori, garantendo comunque benefici concreti e immediati.»
«Inoltre, ogni
investimento pubblico dovrebbe essere valutato anche in termini di priorità. In
un contesto in cui le risorse sono limitate, destinare oltre tre milioni di
euro a un’opera che rischia di duplicare funzionalità già presenti solleva
interrogativi legittimi sull’allocazione complessiva dei fondi.»
«Questo non significa negare il valore del progetto. Un sentiero strutturato, accessibile e ben promosso può rappresentare un volano per il turismo lento e per l’economia locale. Tuttavia, proprio per questo, è fondamentale che ogni euro speso generi il massimo impatto possibile. La vera sfida non è scegliere tra sviluppo e conservazione, ma tra spesa e investimento. Nel primo caso si realizzano opere; nel secondo si costruisce valore duraturo per il territorio. Castelmonte merita attenzione e valorizzazione. Ma merita anche scelte lucide, basate su efficienza, proporzionalità e rispetto per le risorse dei cittadini.»
Referendum 2026 - Ora! presente a Udine all’evento di chiusura dei comitati promotori del Sì al referendum sulla giustizia - 19 Marzo 2026
Ieri sera, venerdi 19 marzo, a Udine, si è tenuto l’evento di chiusura dei comitati promotori del Sì al referendum sulla giustizia, in vista delle votazioni del prossimo 22-23 marzo. Tra i partecipanti, insieme ad altri partiti e associazioni, era presente anche Ora!, rappresentata dal dirigente nazionale Denis Pagotto.
Pagotto ha portato il messaggio di Ora! con chiarezza e convinzione: la nostra posizione si riassume in una formula semplice, “sì, ma meglio”. Sì, perché la direzione che questa riforma propone è giusta e il problema che affronta è reale. La separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri risponde a una necessità ormai riconosciuta da tutti: sono funzioni diverse, con logiche, responsabilità e percorsi professionali distinti. La separazione non introduce una frattura, ma recepisce una distinzione già operante nella prassi, consolidata dal codice di procedura penale e rafforzata dai principi del giusto processo.
Ma meglio, perché una riforma costituzionale non produce effetti automatici. È solo l’inizio: apre uno spazio che deve essere riempito con regole attuative coerenti, trasparenti e pluraliste. Se questo spazio viene lasciato a metà o gestito male, rischiamo di sostituire vecchie opacità con nuove, invece che creare nuove garanzie.
Pagotto ha chiarito che questa riforma è abilitante, non risolutiva. Non riduce direttamente i tempi della giustizia, come qualcuno ha sostenuto. I tempi dei processi dipendono da molti fattori: norme, organizzazione, risorse, digitalizzazione. Nessuna revisione costituzionale può incidere direttamente su questi elementi. Quello che fa questa riforma è intervenire su un nodo fondamentale: l’autogoverno irrigidito e opaco, che ha reso difficile qualsiasi riforma ordinaria efficace.
Per questo la posizione di Ora! è netta: sì, perché la riforma affronta un problema reale di concentrazione interna del potere nella magistratura; ma meglio, perché il referendum non è il punto di arrivo, bensì l’apertura di uno spazio istituzionale che deve essere riempito con regole pluraliste, trasparenti e verificabili.
Una magistratura più forte non è una magistratura più chiusa. È una magistratura più libera: dalla politica e dalle opacità dei suoi vertici.
Un grazie a Denis Pagotto per aver rappresentato Ora!, agli organizzatori, in particolare a Ester Soramel e Luca Vidoni e a tutti i partecipanti per il confronto aperto e costruttivo.
Referendum - Evento a Trieste: Uniti per la Riforma: Perché Sì, oltre l’ideologia, per una Giustizia di merito - 18 marzo 2026
Martedì 18 marzo si è svolto presso l’Hotel Victoria di Trieste un evento significativo per il dibattito regionale sul referendum giustizia, promosso dalla piattaforma Azione, Ora!, PLD e Radicali, in collaborazione con Forza Italia, Noi Moderati e UDC del Friuli-Venezia Giulia.
L’incontro, dal titolo “Uniti per la Riforma: Perché Sì, oltre l’ideologia, per una Giustizia di merito”, ha visto la partecipazione di relatori di spicco:
- Carlo Turchetto (Azione)
- Avv. Alberto Polacco (Forza Italia)
- Avv. Giulia Bonetto (Ora!)
- Avv. Vittorio Pascatti (PLD)
Durante il dibattito, sono state approfondite le ragioni di un SÌ consapevole al referendum sulla giustizia. La riforma proposta mira a introdurre la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, rafforzare la trasparenza e ridurre la concentrazione del potere ai vertici della magistratura.
Il messaggio condiviso da tutti i relatori è stato chiaro: sostenere il SÌ significa credere in una giustizia più equa, moderna e vicina ai cittadini, ma occorre che le regole attuative siano chiare, pluraliste e trasparenti. Il referendum rappresenta solo il primo passo verso un sistema giudiziario migliore, più forte, libero e credibile.
L’evento ha dimostrato come il dialogo tra diverse forze moderate e riformiste sia possibile e necessario per affrontare le sfide del futuro. La partecipazione attiva e il confronto aperto hanno arricchito la discussione, offrendo spunti concreti per una riforma della giustizia che vada oltre le ideologie e abbia come obiettivo il merito e la trasparenza.
Un ringraziamento va a tutti i relatori e ai partecipanti, che hanno contribuito a rendere questo appuntamento un momento di crescita e di confronto per la comunità regionale.
Referendum Giustizia 2026: Incontro a Udine con UDC, Azione e PLD - 17 marzo 2026
Siamo convinti che il confronto tra forze diverse, unite dal desiderio di riformare il Paese in modo serio e pragmatico, sia il modo migliore per costruire una politica credibile e vicina ai cittadini.
Noi di Ora! sul referendum la pensiamo così:
La nostra posizione si riassume in una formula semplice: sì, ma meglio.
Sì, perché la direzione che questa riforma propone è giusta e il problema che affronta è reale. La separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri risponde a una necessità riconosciuta da tutti: sono funzioni diverse, con logiche, responsabilità e percorsi professionali distinti. La separazione non introduce una frattura, ma recepisce una distinzione già operante nella prassi, consolidata dal codice di procedura penale e rafforzata dai principi del giusto processo.
Ma meglio, perché una riforma costituzionale non produce effetti automatici. È solo l’inizio, l’apertura di uno spazio che deve essere riempito con regole attuative coerenti, trasparenti e pluraliste. Se questo spazio viene lasciato a metà o gestito male, rischiamo di sostituire vecchie opacità con nuove, invece che creare nuove garanzie.
Il primo pilastro della riforma è la separazione delle strutture di governo: due Consigli superiori distinti, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. Questa scelta serve a ridurre la concentrazione del potere ai vertici. Un CSM unico, infatti, accumulava potere amministrativo su carriere funzionalmente distinte, aumentando la posta in gioco e la competizione interna. Due Consigli distinti ridimensionano questo effetto, ma la riforma funziona solo se questi organi sono più leggibili, trasparenti e motivati, non semplicemente duplicati.Il secondo pilastro è la separazione della funzione disciplinare dal governo delle carriere, con la creazione di un’Alta Corte autonoma. Chi governa carriere e nomine non deve esercitare anche la funzione giudicante in sede disciplinare: questa separazione riduce conflitti di ruolo e rafforza la coerenza istituzionale. Ma anche qui, la garanzia non nasce solo dalla collocazione dell’organo, ma dalla qualità delle regole e dalla trasparenza delle decisioni.
Un altro punto importante è il sorteggio da platea qualificata, che mira a cambiare gli incentivi e a ridurre il “rendimento” del correntismo. La riforma non abolisce le correnti, ma ne limita il potere. Tuttavia, il pluralismo reale dipenderà dalla legge ordinaria: liste ampie e metodi di voto non maggioritari possono favorire una selezione più pluralista, mentre sistemi troppo chiusi rischiano di mantenere il controllo nelle mani di pochi.
Infine, è importante chiarire che questa riforma è abilitante, non risolutiva. Non riduce direttamente i tempi della giustizia, come qualcuno ha sostenuto. I tempi dei processi dipendono da molti fattori: norme, organizzazione, risorse, digitalizzazione. Nessuna revisione costituzionale può incidere direttamente su questi elementi. Quello che fa questa riforma è intervenire su un nodo fondamentale: l’autogoverno irrigidito e opaco, che ha reso difficile qualsiasi riforma ordinaria efficace.Per questo la nostra posizione è netta: sì, perché la riforma affronta un problema reale di concentrazione interna del potere nella magistratura, ma meglio, perché il referendum non è il punto di arrivo, bensì l’apertura di uno spazio istituzionale che deve essere riempito con regole pluraliste, trasparenti e verificabili.
Una magistratura più forte non è una magistratura più chiusa. È una magistratura più libera: dalla politica e dalle opacità dei suoi vertici.
Grazie ancora a tutti coloro che hanno partecipato e contribuito al confronto!
lunedì 16 marzo 2026
Cividale - Riunione con il gruppo locale di Ora! per parlare di amministrative - 16 marzo 2026
Riunione a Cividale e incontro con un esponente politico locale per discutere assieme ai ragazzi di Ora! Cividale delle prossime elezioni amministrative.
venerdì 13 marzo 2026
mercoledì 11 marzo 2026
Con Rethink UniUD a visitare un'azienda - 10 marzo 2026
Visita alla Grattoni 1892: Tradizione, Innovazione e Artigianalità Made in Friuli
Il 10 marzo 2026,
l’associazione studentesca Rethink UniUD, ha
avuto il piacere di visitare la sede di Grattoni 1892 a Pavia di Udine ed ha allargato l'invito ad alcuni di noi.
L’incontro con Francesco Grattoni, co-titolare e rappresentante della quinta
generazione di imprenditori della famiglia, è stato un’occasione preziosa per
scoprire da vicino una realtà che incarna l’eccellenza del Made in Italy,
unendo tradizione, innovazione e sostenibilità.
La storia della
famiglia Grattoni nel settore del legno affonda le radici in oltre 120 anni di
esperienza, con una continuità generazionale che oggi vede Francesco, figlio
del fondatore di questo ramo aziendale, portare avanti la filosofia di qualità
e autenticità. Il suo percorso, che unisce la formazione artistica al liceo
Sello di Udine, una laurea triennale alla Bocconi e una magistrale
all’Università di Udine, rappresenta perfettamente la sintesi tra creatività e
competenza gestionale.
Grattoni 1892 nasce nel 2020 come spinoff della storica
Mobili Casabella, sempre di proprietà della famiglia. L’azienda si distingue
per la produzione di arredi su misura, pensati per arricchire ambienti
residenziali e hospitality di alto livello. Ogni pezzo è realizzato con
passione e attenzione, riflettendo la tradizione familiare e la capacità di
innovare costantemente. La falegnameria è il cuore pulsante della Grattoni
1892: qui, artigiani esperti trasformano materie prime selezionate in creazioni
uniche, utilizzando tecniche tradizionali e macchinari all’avanguardia.
Durante la
visita, il gruppo ha potuto esplorare lo showroom, la zona di progettazione e
parte della falegnameria, osservando da vicino il processo che porta dalla
materia grezza al prodotto finito. L’attenzione al dettaglio è massima: ogni
tronco di legno è certificato, proveniente da fonti sostenibili e non da zone
di deforestazione selvaggia. La trasparenza e la responsabilità sono valori
fondamentali, tanto che clienti internazionali come Harrods di Londra
effettuano visite in azienda per verificare personalmente l’assenza di lavoro
minorile e la correttezza delle filiere.
Grattoni 1892
lavora con committenti privati, hotellerie di lusso, zone residenziali di
pregio e brand internazionali. La produzione non è industriale, ma supera la
semplice artigianalità: ogni pezzo è unico, progettato e realizzato su misura
per il cliente, ma la capacità produttiva permette di soddisfare anche
richieste più ampie, come la realizzazione di taglieri per ristoranti di
prestigio. Questi ultimi sono lavorati con tecniche naturali, senza l’uso di
prodotti chimici, per garantire resistenza e salubrità. I clienti possono
riportare i taglieri in azienda per essere levigati e rimessi a nuovo, a
testimonianza della cura e della durabilità che caratterizzano ogni creazione.
La filosofia
aziendale è fortemente orientata alla sostenibilità: dai pannelli solari al
riciclo degli scarti di legno per il riscaldamento, ogni aspetto è pensato per
ridurre l’impatto ambientale. L’unico elemento non prodotto internamente è
l’acqua!
Uno degli aspetti
più affascinanti della visita è stata la scoperta di materiali straordinari,
come il rovere di 5000 anni recuperato da scavi sotto la sabbia, utilizzato per
progetti di grande valore artistico. L’azienda offre opportunità sia per designer che per artigiani. La
formazione e il rapporto con le scuole sono centrali, anche se la burocrazia
rappresenta una sfida per l’inserimento di nuovi talenti.
L’ambiente aziendale è giovane e dinamico, con una cultura rilassata ma fortemente orientata alla qualità. Si respira la tradizione, ma anche la freschezza dell’innovazione e della modernità. Francesco Grattoni, con la sua visione e il suo percorso, rappresenta un unicum nel panorama imprenditoriale friulano e italiano: un leader capace di coniugare territorio, innovazione e artigianalità.
Rethink UniUD, come associazione studentesca, ha trovato in Grattoni 1892 un esempio di impresa che sa valorizzare il Made in Italy e il Made in Friuli, coniugando storia, creatività e sostenibilità. Un’esperienza che ha offerto spunti preziosi per riflettere sul futuro dell’artigianato, del design e dell’imprenditoria locale, e che merita di essere raccontata e condivisa.
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