venerdì 27 marzo 2026

Banchetto a Pordenone - 28 marzo 2026

A Pordenone si continua con gli incontri con la popolazione per parlare dei temi che ci stanno a cuore. Coordina il referente provinciale Diego Turchetto. 














martedì 24 marzo 2026

COMUNICATO STAMPA - Le forze liberali, centriste e riformiste in Friuli-Venezia Giulia sul Referendum sulla Giustizia - 24 Marzo 2026

Questa riforma era nata travagliata in Parlamento: è stato un errore non permettere di valutare emendamenti e non coinvolgere le opposizioni nel percorso di modifica costituzionale che ha sempre bisogno un dibattito serio e approfondito oltre che una condivisione ampia del progetto di riforma per il bene del Paese.

La contrapposizione feroce e ideologica tra le due fazioni non ha fatto altro che svilire il dibattito e dividere i cittadini su una riforma che, in quanto costituzionale, sarebbe dovuta essere condivisa da tutti.

Nonostante tutto ciò avevamo deciso di sostenere questa riforma perché credevamo e continuiamo a credere nell'urgenza di riformare l'Italia affinché possa essere più competitiva e all'altezza delle sfide sempre più grandi che ci ritroviamo davanti.

L'esito del voto referendario è stato netto e l'alta affluenza manda un messaggio chiaro. Bisogna prendere atto della volontà popolare che si esprime. Continueremo a credere nella necessità di riforme strutturali per il nostro paese affinché si possa costruire un'Italia moderna, libera e democratica.

Il buon risultato del Sì in Friuli-Venezia Giulia dimostra che maggiore dialogo e una più stretta collaborazione tra le forze riformiste siano la strada giusta da percorrere e portano a risultati. Ringraziamo gli iscritti e i volontati per il loro impegno e dedizione ai banchetti e agli eventi della nostra campagna referendaria.

Paolo Coppola - Azione FVG
Fabrizio Biscotti - Ora! FVG
Alessandro Tronchin - PLD FVG
Nicholas Garufi - Radicali FVG




venerdì 20 marzo 2026

COMUNICATO STAMPA - Castelmonte, 3,3 milioni per un sentiero: investimento o occasione mancata?

Cividale del Friuli, 20 marzo 2026


L'evento dal quale e' maturata la 
presa di posizione di Ora! Cividale



Il via libera al progetto del “Sentiero del pellegrino” tra Cividale e Castelmonte, per un valore di circa 3,3 milioni di euro, riporta al centro un tema fondamentale: come utilizzare al meglio le risorse pubbliche in territori che già dispongono di infrastrutture funzionali.

L’intervento, che prevede la realizzazione di un tracciato di sette chilometri, nasce con obiettivi condivisibili – migliorare la sicurezza dei pedoni, valorizzare un itinerario storico e rafforzare l’offerta turistico-culturale della zona – ma proprio alla luce di questi obiettivi è lecito chiedersi se la soluzione proposta sia la più efficiente.

«A Cividale esiste già un sistema di percorsi che consente di raggiungere Castelmonte evitando il traffico veicolare – dichiara Tommaso Bozzi, referente di Ora! Cividale –. Oltre alla carrabile militare, è possibile muoversi tra Carraria e Purgessimo lungo un’altra carrareccia ben mantenuta che costeggia il Natisone. Tratti di questi itinerari coincidono già con percorsi strutturati e segnalati, come il Cammino Celeste e altri tracciati escursionistici esistenti. Il collegamento pedonale Cividale–Castelmonte, in condizioni di sicurezza e senza necessità di condividere la strada con le auto, è di fatto già oggi percorribile.»

«Questa realtà pone una questione di fondo: ha senso investire risorse significative per creare una nuova infrastruttura quando una rete esistente potrebbe essere ulteriormente migliorata con interventi più mirati e meno onerosi? – prosegue Bozzi –. Una visione liberale e orientata all’efficienza suggerirebbe un approccio diverso: prima di costruire ex novo, occorre valorizzare e ottimizzare ciò che già esiste. Interventi di manutenzione, messa in sicurezza, segnaletica e promozione dei percorsi attuali avrebbero probabilmente richiesto risorse inferiori, garantendo comunque benefici concreti e immediati.»

«Inoltre, ogni investimento pubblico dovrebbe essere valutato anche in termini di priorità. In un contesto in cui le risorse sono limitate, destinare oltre tre milioni di euro a un’opera che rischia di duplicare funzionalità già presenti solleva interrogativi legittimi sull’allocazione complessiva dei fondi.»

«Questo non significa negare il valore del progetto. Un sentiero strutturato, accessibile e ben promosso può rappresentare un volano per il turismo lento e per l’economia locale. Tuttavia, proprio per questo, è fondamentale che ogni euro speso generi il massimo impatto possibile. La vera sfida non è scegliere tra sviluppo e conservazione, ma tra spesa e investimento. Nel primo caso si realizzano opere; nel secondo si costruisce valore duraturo per il territorio. Castelmonte merita attenzione e valorizzazione. Ma merita anche scelte lucide, basate su efficienza, proporzionalità e rispetto per le risorse dei cittadini.»



Referendum 2026 - Ora! presente a Udine all’evento di chiusura dei comitati promotori del Sì al referendum sulla giustizia - 19 Marzo 2026

Ieri sera, venerdi 19 marzo, a Udine, si è tenuto l’evento di chiusura dei comitati promotori del Sì al referendum sulla giustizia, in vista delle votazioni del prossimo 22-23 marzo. Tra i partecipanti, insieme ad altri partiti e associazioni, era presente anche Ora!, rappresentata dal dirigente nazionale Denis Pagotto. 


Pagotto ha portato il messaggio di Ora! con chiarezza e convinzione: la nostra posizione si riassume in una formula semplice, “sì, ma meglio”. Sì, perché la direzione che questa riforma propone è giusta e il problema che affronta è reale. La separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri risponde a una necessità ormai riconosciuta da tutti: sono funzioni diverse, con logiche, responsabilità e percorsi professionali distinti. La separazione non introduce una frattura, ma recepisce una distinzione già operante nella prassi, consolidata dal codice di procedura penale e rafforzata dai principi del giusto processo.

Ma meglio, perché una riforma costituzionale non produce effetti automatici. È solo l’inizio: apre uno spazio che deve essere riempito con regole attuative coerenti, trasparenti e pluraliste. Se questo spazio viene lasciato a metà o gestito male, rischiamo di sostituire vecchie opacità con nuove, invece che creare nuove garanzie.


Pagotto ha chiarito che questa riforma è abilitante, non risolutiva. Non riduce direttamente i tempi della giustizia, come qualcuno ha sostenuto. I tempi dei processi dipendono da molti fattori: norme, organizzazione, risorse, digitalizzazione. Nessuna revisione costituzionale può incidere direttamente su questi elementi. Quello che fa questa riforma è intervenire su un nodo fondamentale: l’autogoverno irrigidito e opaco, che ha reso difficile qualsiasi riforma ordinaria efficace.

Per questo la posizione di Ora! è netta: sì, perché la riforma affronta un problema reale di concentrazione interna del potere nella magistratura; ma meglio, perché il referendum non è il punto di arrivo, bensì l’apertura di uno spazio istituzionale che deve essere riempito con regole pluraliste, trasparenti e verificabili.

Una magistratura più forte non è una magistratura più chiusa. È una magistratura più libera: dalla politica e dalle opacità dei suoi vertici.

Un grazie a Denis Pagotto per aver rappresentato Ora!, agli organizzatori, in particolare a Ester Soramel e Luca Vidoni e a tutti i partecipanti per il confronto aperto e costruttivo.

 

Referendum - Evento a Trieste: Uniti per la Riforma: Perché Sì, oltre l’ideologia, per una Giustizia di merito - 18 marzo 2026

Martedì 18 marzo si è svolto presso l’Hotel Victoria di Trieste un evento significativo per il dibattito regionale sul referendum giustizia, promosso dalla piattaforma Azione, Ora!, PLD e Radicali, in collaborazione con Forza Italia, Noi Moderati e UDC del Friuli-Venezia Giulia.

L’incontro, dal titolo “Uniti per la Riforma: Perché Sì, oltre l’ideologia, per una Giustizia di merito”, ha visto la partecipazione di relatori di spicco:

  • Carlo Turchetto (Azione)
  • Avv. Alberto Polacco (Forza Italia)
  • Avv. Giulia Bonetto (Ora!)
  • Avv. Vittorio Pascatti (PLD)

Durante il dibattito, sono state approfondite le ragioni di un SÌ consapevole al referendum sulla giustizia. La riforma proposta mira a introdurre la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, rafforzare la trasparenza e ridurre la concentrazione del potere ai vertici della magistratura.
Il messaggio condiviso da tutti i relatori è stato chiaro: sostenere il SÌ significa credere in una giustizia più equa, moderna e vicina ai cittadini, ma occorre che le regole attuative siano chiare, pluraliste e trasparenti. Il referendum rappresenta solo il primo passo verso un sistema giudiziario migliore, più forte, libero e credibile.

L’evento ha dimostrato come il dialogo tra diverse forze moderate e riformiste sia possibile e necessario per affrontare le sfide del futuro. La partecipazione attiva e il confronto aperto hanno arricchito la discussione, offrendo spunti concreti per una riforma della giustizia che vada oltre le ideologie e abbia come obiettivo il merito e la trasparenza.

Un ringraziamento va a tutti i relatori e ai partecipanti, che hanno contribuito a rendere questo appuntamento un momento di crescita e di confronto per la comunità regionale.















Referendum Giustizia 2026: Incontro a Udine con UDC, Azione e PLD - 17 marzo 2026

Un grande grazie all’UDC di Udine per aver diretto e coordinato l’organizzazione di questo importante evento sul referendum giustizia, in collaborazione con Azione, Ora! e PLD.

Siamo convinti che il confronto tra forze diverse, unite dal desiderio di riformare il Paese in modo serio e pragmatico, sia il modo migliore per costruire una politica credibile e vicina ai cittadini.

Noi di Ora! sul referendum la pensiamo così:
La nostra posizione si riassume in una formula semplice: sì, ma meglio.

Sì, perché la direzione che questa riforma propone è giusta e il problema che affronta è reale. La separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri risponde a una necessità riconosciuta da tutti: sono funzioni diverse, con logiche, responsabilità e percorsi professionali distinti. La separazione non introduce una frattura, ma recepisce una distinzione già operante nella prassi, consolidata dal codice di procedura penale e rafforzata dai principi del giusto processo.

Ma meglio, perché una riforma costituzionale non produce effetti automatici. È solo l’inizio, l’apertura di uno spazio che deve essere riempito con regole attuative coerenti, trasparenti e pluraliste. Se questo spazio viene lasciato a metà o gestito male, rischiamo di sostituire vecchie opacità con nuove, invece che creare nuove garanzie.

Il primo pilastro della riforma è la separazione delle strutture di governo: due Consigli superiori distinti, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. Questa scelta serve a ridurre la concentrazione del potere ai vertici. Un CSM unico, infatti, accumulava potere amministrativo su carriere funzionalmente distinte, aumentando la posta in gioco e la competizione interna. Due Consigli distinti ridimensionano questo effetto, ma la riforma funziona solo se questi organi sono più leggibili, trasparenti e motivati, non semplicemente duplicati.

Il secondo pilastro è la separazione della funzione disciplinare dal governo delle carriere, con la creazione di un’Alta Corte autonoma. Chi governa carriere e nomine non deve esercitare anche la funzione giudicante in sede disciplinare: questa separazione riduce conflitti di ruolo e rafforza la coerenza istituzionale. Ma anche qui, la garanzia non nasce solo dalla collocazione dell’organo, ma dalla qualità delle regole e dalla trasparenza delle decisioni.

Un altro punto importante è il sorteggio da platea qualificata, che mira a cambiare gli incentivi e a ridurre il “rendimento” del correntismo. La riforma non abolisce le correnti, ma ne limita il potere. Tuttavia, il pluralismo reale dipenderà dalla legge ordinaria: liste ampie e metodi di voto non maggioritari possono favorire una selezione più pluralista, mentre sistemi troppo chiusi rischiano di mantenere il controllo nelle mani di pochi.

Infine, è importante chiarire che questa riforma è abilitante, non risolutiva. Non riduce direttamente i tempi della giustizia, come qualcuno ha sostenuto. I tempi dei processi dipendono da molti fattori: norme, organizzazione, risorse, digitalizzazione. Nessuna revisione costituzionale può incidere direttamente su questi elementi. Quello che fa questa riforma è intervenire su un nodo fondamentale: l’autogoverno irrigidito e opaco, che ha reso difficile qualsiasi riforma ordinaria efficace.

Per questo la nostra posizione è netta: sì, perché la riforma affronta un problema reale di concentrazione interna del potere nella magistratura, ma meglio, perché il referendum non è il punto di arrivo, bensì l’apertura di uno spazio istituzionale che deve essere riempito con regole pluraliste, trasparenti e verificabili.

Una magistratura più forte non è una magistratura più chiusa. È una magistratura più libera: dalla politica e dalle opacità dei suoi vertici.

Grazie ancora a tutti coloro che hanno partecipato e contribuito al confronto!






mercoledì 11 marzo 2026

Con Rethink UniUD a visitare un'azienda - 10 marzo 2026

 Visita alla Grattoni 1892: Tradizione, Innovazione e Artigianalità Made in Friuli

Il 10 marzo 2026, l’associazione studentesca Rethink UniUD, ha avuto il piacere di visitare la sede di Grattoni 1892 a Pavia di Udine ed ha allargato l'invito ad alcuni di noi.  

L’incontro con Francesco Grattoni, co-titolare e rappresentante della quinta generazione di imprenditori della famiglia, è stato un’occasione preziosa per scoprire da vicino una realtà che incarna l’eccellenza del Made in Italy, unendo tradizione, innovazione e sostenibilità.

La storia della famiglia Grattoni nel settore del legno affonda le radici in oltre 120 anni di esperienza, con una continuità generazionale che oggi vede Francesco, figlio del fondatore di questo ramo aziendale, portare avanti la filosofia di qualità e autenticità. Il suo percorso, che unisce la formazione artistica al liceo Sello di Udine, una laurea triennale alla Bocconi e una magistrale all’Università di Udine, rappresenta perfettamente la sintesi tra creatività e competenza gestionale.

Grattoni 1892 nasce nel 2020 come spinoff della storica Mobili Casabella, sempre di proprietà della famiglia. L’azienda si distingue per la produzione di arredi su misura, pensati per arricchire ambienti residenziali e hospitality di alto livello. Ogni pezzo è realizzato con passione e attenzione, riflettendo la tradizione familiare e la capacità di innovare costantemente. La falegnameria è il cuore pulsante della Grattoni 1892: qui, artigiani esperti trasformano materie prime selezionate in creazioni uniche, utilizzando tecniche tradizionali e macchinari all’avanguardia.

Durante la visita, il gruppo ha potuto esplorare lo showroom, la zona di progettazione e parte della falegnameria, osservando da vicino il processo che porta dalla materia grezza al prodotto finito. L’attenzione al dettaglio è massima: ogni tronco di legno è certificato, proveniente da fonti sostenibili e non da zone di deforestazione selvaggia. La trasparenza e la responsabilità sono valori fondamentali, tanto che clienti internazionali come Harrods di Londra effettuano visite in azienda per verificare personalmente l’assenza di lavoro minorile e la correttezza delle filiere.

Grattoni 1892 lavora con committenti privati, hotellerie di lusso, zone residenziali di pregio e brand internazionali. La produzione non è industriale, ma supera la semplice artigianalità: ogni pezzo è unico, progettato e realizzato su misura per il cliente, ma la capacità produttiva permette di soddisfare anche richieste più ampie, come la realizzazione di taglieri per ristoranti di prestigio. Questi ultimi sono lavorati con tecniche naturali, senza l’uso di prodotti chimici, per garantire resistenza e salubrità. I clienti possono riportare i taglieri in azienda per essere levigati e rimessi a nuovo, a testimonianza della cura e della durabilità che caratterizzano ogni creazione.

La filosofia aziendale è fortemente orientata alla sostenibilità: dai pannelli solari al riciclo degli scarti di legno per il riscaldamento, ogni aspetto è pensato per ridurre l’impatto ambientale. L’unico elemento non prodotto internamente è l’acqua! 

Uno degli aspetti più affascinanti della visita è stata la scoperta di materiali straordinari, come il rovere di 5000 anni recuperato da scavi sotto la sabbia, utilizzato per progetti di grande valore artistico. L’azienda offre opportunità sia per designer che per artigiani. La formazione e il rapporto con le scuole sono centrali, anche se la burocrazia rappresenta una sfida per l’inserimento di nuovi talenti.

L’ambiente aziendale è giovane e dinamico, con una cultura rilassata ma fortemente orientata alla qualità. Si respira la tradizione, ma anche la freschezza dell’innovazione e della modernità. Francesco Grattoni, con la sua visione e il suo percorso, rappresenta un unicum nel panorama imprenditoriale friulano e italiano: un leader capace di coniugare territorio, innovazione e artigianalità.

Rethink UniUD, come associazione studentesca, ha trovato in Grattoni 1892 un esempio di impresa che sa valorizzare il Made in Italy e il Made in Friuli, coniugando storia, creatività e sostenibilità. Un’esperienza che ha offerto spunti preziosi per riflettere sul futuro dell’artigianato, del design e dell’imprenditoria locale, e che merita di essere raccontata e condivisa.

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