martedì 2 settembre 2025

La Nuova Padania scrive un articolo sulle prospettive del "Drin Drin": qui quello che penso

"Il nuovo movimento Drin drin? Dorme e la sveglia è già rotta" è il titolo dell'articolo di Riccardo Pozzi su La Nuova Padania del 31 Agosto 2025.  

Nell'articolo Pozzi critica la nascita di nuovi movimenti politici come Drin Drin, che cercano di intercettare il malcontento degli elettori, ma che secondo lui rischiano di essere “costruzioni poggiate sull’aria”. Pur riconoscendo la nobiltà degli intenti e la validità dei temi proposti (giovani, pensioni, pubblica amministrazione, università, immigrazione, sprechi, energia), l’autore sostiene che questi movimenti non affrontano le cause profonde dei problemi italiani.

Pozzi utilizza la metafora della vasca senza tappo: aumentare l’offerta politica o proporre riforme è inutile se non si risolvono le falle strutturali del sistema, come la spesa pubblica, le distorsioni regionali e le storture nei meccanismi di welfare e istruzione. Critica la mancanza di proposte concrete sulle risorse necessarie per attuare le riforme e la tendenza a dimenticare le intenzioni dopo le elezioni.
Infine, conclude che, senza affrontare i problemi di fondo, anche il movimento Drin Drin rischia di essere inefficace e di “continuare a dormire”, come una sveglia rotta.

Qui quello che penso...

Le osservazioni sono puntuali ma ci sono diversi punti che potremmo controbattere. 

Alcune sveglie sono a prova di urti
Partiamo dalla metafora della vasca senza tappo: siamo perfettamente consapevoli che il sistema Italia soffre di falle strutturali, che non si risolvono con slogan o semplici promesse. Proprio per questo, Drin Drin nasce con l’obiettivo di superare la logica delle “rivoluzioni annunciate” e delle ricette facili, puntando su pragmatismo, competenza e trasparenza. Non ci limitiamo all’elenco dei problemi, ma proponiamo soluzioni che partano dal riconoscimento delle cause profonde e dalla volontà di affrontarle senza compromessi.

Sulle pensioni, ad esempio, il nostro fondatore Michele Boldrin ha da sempre denunciato il “furto intergenerazionale” e l’insostenibilità del modello a ripartizione, proponendo riforme radicali che non si fermano alla superficie, ma che mettono in discussione privilegi e distorsioni storiche, compresi quei trattamenti costruiti negli anni ‘80 e ‘90 per fini elettorali. Siamo impegnati a portare il dibattito su questi temi, anche quando sono scomodi e impopolari.

Sul tema dell’equità fiscale e della spesa pubblica, Drin Drin non si limita a invocare lotte all’evasione o campagne contro gli sprechi: nel nostro manifesto, e nei nostri incontri, affrontiamo il nodo della ripartizione regionale delle risorse, della trasparenza e della responsabilità amministrativa. Sappiamo che la vera sfida è quella di mettere il “tappo” alla vasca, intervenendo sulle storture che rendono inefficace qualsiasi riforma se non si agisce alla radice.

Riguardo alla scuola e all’università, siamo i primi a riconoscere le profonde differenze territoriali e le distorsioni nei meccanismi di valutazione. Proprio per questo proponiamo una riforma della pubblica istruzione che non si limiti a cambiare i test o i voti, ma che punti a una reale valorizzazione del merito, della qualità didattica e della trasparenza nei processi di selezione e promozione.

Infine, sulla questione delle risorse: Drin Drin non promette miracoli né soluzioni “gratis”. Siamo consapevoli che ogni riforma ha un costo e che la sostenibilità delle proposte deve essere dimostrata con dati, analisi e scelte coraggiose. Per questo chiamiamo a raccolta competenze e professionalità, e invitiamo chiunque abbia idee e strumenti concreti a partecipare al dibattito e alla costruzione di un programma serio e realizzabile.

La sveglia di Drin Drin non è rotta, ma è proprio il segnale che serve per uscire dalla paralisi e dalla rassegnazione. Sappiamo che il rischio di fallire esiste, ma preferiamo metterci in gioco e provare a cambiare davvero, invece di limitarci a criticare chi ci prova.

Il nostro impegno è quello di non dimenticare le intenzioni dopo le elezioni, ma di costruire un percorso di crescita, confronto e responsabilità che sia all’altezza delle sfide che tu stesso hai evidenziato. Siamo qui per ascoltare, discutere e, soprattutto, agire.

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