sabato 6 settembre 2025

Passeggiata con un pensiero ai giovani in fuga e all’Italia che perde il suo futuro

Sabato mattina, passeggiando sotto il Tower Bridge, non riuscivo a smettere di pensare a quanto sia diventato difficile per i giovani italiani costruirsi un futuro nel proprio Paese. Guardando il Tamigi e la città che si muoveva veloce intorno a me, mi sono tornati in mente i dati sconfortanti: in Italia, solo il 65,6% dei laureati e diplomati sotto i 34 anni trova lavoro, contro il 91,8% dell’Olanda e il 91,2% della Germania. Siamo ultimi in Europa.

Due verità mi sono apparse chiare:

- Il mercato del lavoro è bloccato.
Troppe aziende inefficienti sopravvivono grazie a politiche miopi, mentre le realtà giovani e innovative vengono soffocate da tasse e burocrazia. Il risultato? Un ambiente ostile per chi vorrebbe mettersi in gioco.

- Il sistema educativo è scollegato dalla realtà.
Scuole e università non preparano davvero alle esigenze del mercato: il divario tra teoria e pratica penalizza chi cerca di entrare nel mondo del lavoro.

Il bilancio di questa situazione è allarmante. Dal 2013 al 2022, ben 132.000 giovani laureati italiani tra i 25 e i 34 anni sono emigrati all’estero in cerca di opportunità migliori. Solo 45.000 sono tornati, lasciando una perdita netta di 87.000 talenti. E non c’è stato un afflusso di laureati stranieri a compensare questa fuga.

Il Drin Drin affronta il tema della fuga dei giovani con serietà e pragmatismo, cercando soluzioni concrete e riconoscendo le vere cause del problema.

Mentre attraversavo il ponte, mi sono chiesto: non è forse il momento di costruire un futuro in cui i giovani non siano costretti a partire per realizzarsi?

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