L’incontro ha evidenziato come il rapporto tra università e territorio sia oggi uno snodo cruciale per lo sviluppo del Friuli Venezia Giulia e dell’Italia, ma anche una sfida ancora aperta.
Dall’esperienza internazionale, in particolare quella statunitense illustrata da Michele Boldrin, emerge che un sistema universitario efficace è quello che sa differenziarsi, adattarsi alle esigenze del territorio e competere per qualità e risultati. Negli USA, le università sono finanziate localmente, hanno missioni diverse e sono fortemente collegate all’economia e alla società circostante. Il valore legale del titolo di studio non esiste, e la concorrenza tra atenei spinge verso l’eccellenza.
Dal punto di vista delle imprese, come sottolineato da Piero Petrucco, il legame con l’università è spesso troppo debole o formale. Le aziende chiedono percorsi formativi più vicini alle loro esigenze, tirocini strutturati, collaborazione continua e coraggio nell’innovazione, soprattutto nei settori tecnici. Dove la collaborazione funziona, i risultati si vedono; dove manca, le imprese cercano altrove le competenze.
Le istituzioni locali, rappresentate da Federico Pirone, cercano di rendere la città attrattiva per studenti e giovani talenti, puntando su qualità della vita, servizi, rigenerazione urbana e internazionalizzazione. L’obiettivo è costruire una “comunità educante” che riduca le disuguaglianze e investa nella filiera educativa.
A livello politico e nazionale, come ha ricordato Matteo Hallissey, pesano ancora limiti strutturali: orientamento insufficiente, pochi servizi di job placement, un sistema che premia la quantità e non la qualità, e una diffidenza culturale verso la collaborazione tra università e impresa. Il valore legale del titolo di studio e i meccanismi di finanziamento attuali non incentivano il miglioramento. Inoltre, la precarietà dei ricercatori e la mancanza di programmazione rischiano di indebolire ulteriormente il sistema.
In sintesi, per rafforzare la sinergia tra università e territorio servono:
- Più autonomia e competizione tra atenei, con una chiara differenziazione dei ruoli e delle missioni.
- Maggiore apertura e collaborazione con le imprese, soprattutto attraverso tirocini e percorsi condivisi.
- Investimenti nella qualità della filiera educativa e nei servizi agli studenti.
- Politiche nazionali che premino la qualità, l’innovazione e la capacità di trattenere e attrarre talenti.
- Un cambiamento culturale che veda la collaborazione tra formazione e impresa non come una minaccia, ma come una risorsa per tutti.
Solo così l’università potrà davvero essere motore di crescita e innovazione per il territorio, e il territorio potrà sostenere e valorizzare le sue eccellenze formative e di ricerca.
Ringraziamo tutti i relatori e il pubblico per il confronto ricco e costruttivo.
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| Articolo tratto dal Messaggero Veneto dell'8 Dicembre 2025 |
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