La vicenda della
nomina del Segretario Generale dell' Autorità di Sistema Portuale del Mare
Adriatico Orientale (Trieste e Monfalcone) è l'ennesima dimostrazione di come
la logica della spartizione partitica prevalga sulle esigenze reali del
territorio e dell'economia.
Mentre il porto
di Trieste — tra i primi porti europei, primo in Italia per tonnellaggio
complessivo e asset strategico per l'intero Nordest — attende una governance
completa e operativa, i partiti della coalizione di governo trasformano ogni
nomina in un terreno di scontro interno. La proposta di nominare un capitano di
fregata della Marina Militare ha scatenato l'opposizione di Lega e Forza
Italia, mentre Fratelli d'Italia si trincera nel silenzio. Il Comitato di
Gestione non è ancora insediato. Il risultato è, ancora una volta, lo stallo.
Non è la prima
volta. Per la nomina dello stesso Presidente dell'Autorità Portuale sono stati
necessari più di 500 giorni di trattative tra partiti, durante i quali lo scalo
è rimasto privo di una guida stabile. Ripetere oggi lo stesso copione per il
Segretario Generale sarebbe un danno inaccettabile per un sistema portuale che
opera in un contesto competitivo internazionale e che non può permettersi tempi
dettati da giochi di corrente.
La questione di
fondo è semplice e di principio. La legge 84/1994 prevede che il Segretario
Generale sia scelto tra esperti di comprovata qualificazione professionale e
con adeguata esperienza amministrativa o manageriale, preferibilmente maturata
nei settori portuale, logistico o dei trasporti.
Non si parla di
appartenenza politica, non si parla di equilibri tra partiti, non si parla di
compensazioni tra alleati di governo. Si parla di competenza specifica:
conoscenza delle dinamiche logistiche e commerciali di uno scalo
internazionale, capacità di gestire procedure complesse — dai dragaggi al cold
ironing, dalla retroportualità alle conferenze di servizi, giusto per citarne
alcuni —, visione strategica per il posizionamento competitivo del porto.
Noi di Azione,
Ora!, Partito Liberaldemocratico e Radicali Italiani sosteniamo che la Pubblica Amministrazione deve
selezionare e valutare sulla base del merito e delle competenze effettivamente
necessarie al ruolo. Per gli incarichi dirigenziali è indispensabile verificare
le capacità manageriali con criteri oggettivi e trasparenti. La scelta deve essere orientata dai
risultati — tempi, qualità, efficacia — e non alla fedeltà politica. La
responsabilità deve essere reale e verificabile, non diluita in una catena di
appartenenze partitiche.
Questo principio
vale a maggior ragione per un ruolo come quello di Segretario Generale di
un'Autorità Portuale, che è il vero snodo operativo della governance dello
scalo: coordina le attività, gestisce il personale, sovrintende alle procedure.
Affidare questa funzione sulla base di logiche di appartenenza politica anziché
di competenza significa compromettere la capacità del porto di rispondere alle
sfide economiche e infrastrutturali che ha davanti.
Chiediamo
pertanto che il Presidente Consalvo eserciti la propria prerogativa di nomina
con piena autonomia e responsabilità, selezionando la figura più qualificata
sulla base dei requisiti previsti dalla legge e delle effettive necessità
operative dello scalo. Il porto di Trieste non è un bottino da spartire: è il
motore economico di un territorio e un'infrastruttura di rilevanza nazionale.
Serve una
governance adeguata, non un altro compromesso tra partiti.
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